www.cresmedaily.it - Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Archivio

Chiudiamo il quadro della geografia del settore delle infrastrutture con uno sguardo ai mercati che mostrano segnali di frenata nei prossimi anni o che stentano a recuperare le perdite registrate nel recente passato. Questi casi si concentrano nel cuore dell’Europa, tra Germania, Svizzera, Austria e spostandosi più a est, Repubblica Ceca e Slovacchia, insieme a Belgio e più a nord, a Norvegia e Finlandia.
La fase di espansione che il settore delle infrastrutture attraversa e continuerà a sperimentare nei prossimi anni è fatta di dinamiche e caratteristiche nazionali alquanto differenziate. La capacità di spesa di ciascun paese è strettamente legata al relativo livello di ricchezza, che influenza quindi il livello degli investimenti, assai più di fattori strutturali come le esigenze qualitative e quantitative espresse dalle condizioni dello stock esistente o del gap da colmare.
Nei territori colpiti dal sisma del 2016 la perdita di popolazione non si è fermata, ma ha cambiato ritmo. I dati più recenti mostrano che la fase di massimo peggioramento è alle spalle, mentre sta emergendo un lento processo di riequilibrio. Non si tratta di una ripresa in senso stretto, ma di un progressivo ridimensionamento dello svantaggio demografico rispetto a territori simili non colpiti dal terremoto.
Nel settore Europeo delle costruzioni, l’attuale fase di mercato è caratterizzata da una importante crescita degli investimenti infrastrutturali: in tutto il periodo che va dal 2023 al 2026, il settore cresce e crescerà più dell’edilizia e più dell’economia. Non è certo una novità che il settore si trovi a rivestire un ruolo anticongiunturale nelle fasi cicliche recessive, in base, certo, alla natura della crisi: durante la pandemia, grazie alle misure straordinarie - fatte di risorse e riforme - messe in campo per fronteggiare la recessione economica globale, il settore ha tenuto, è tornato a crescere nel 2021, proseguendo il ciclo espansivo in atto dal 2019.
Le previsioni elaborate dal sistema DemoSI-CRESME delineano con chiarezza un quadro di declino demografico ormai strutturale. Dopo il massimo storico del 2013, quando l’Italia aveva raggiunto 60,3 milioni di residenti, la popolazione è entrata in una fase di riduzione continua, attestandosi a 58,97 milioni nel 2023. La combinazione di natalità estremamente bassa, invecchiamento accelerato e saldo naturale negativo genera una traiettoria di lungo periodo che nessun flusso migratorio, pur positivo, riesce a compensare. Le proiezioni indicano che nel 2053 la popolazione potrebbe collocarsi tra 49,6 e 53,9 milioni, a seconda dell’intensità dei movimenti migratori, con una contrazione compresa fra il 5% e oltre l’8% rispetto al 2023.
Il mercato del lavoro italiano continua a muoversi in un quadro complessivamente favorevole, caratterizzato da un progressivo assorbimento degli shock inflazionistici del biennio precedente e da una crescita degli occupati che nel 2024-2025 si colloca stabilmente oltre i 24,1 milioni. In questo contesto, le costruzioni confermano un ruolo centrale nella dinamica occupazionale nazionale, pur all’interno di un ciclo che mostra segnali maturi dopo la fase eccezionale del biennio 2021-2022.
L’attività di consulenza svolta dai Comitati Paritetici Territoriali (CPT) rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio nei cantieri edili e, allo stesso tempo, per generare un beneficio economico tangibile per le imprese. Il Rapporto Formedil 2025 – Ente Unico Formazione e Sicurezza, costituisce la fonte principale di questa analisi e documenta, con un elevatissimo livello di dettaglio, come l’azione dei CPT intervenga in modo determinante sia sul piano tecnico sia su quello economico.
La formazione nel comparto delle costruzioni ha assunto, negli ultimi anni, un ruolo strutturale per la tenuta e l’evoluzione del settore. La combinazione di nuove tecnologie, fabbisogni crescenti di sicurezza, trasformazione del lavoro e ciclicità della domanda ha reso l’aggiornamento continuo una leva indispensabile tanto per le imprese quanto per i lavoratori. Il Rapporto Formedil 2025 conferma una crescita robusta e senza precedenti, segnalando come il sistema bilaterale abbia saputo intercettare e accompagnare con tempestività i cambiamenti in atto.
Nel periodo 2019–2023 i capoluoghi italiani hanno attraversato una trasformazione demografica profonda. La popolazione residente complessiva è diminuita dell’1,7%, mentre il numero di famiglie è aumentato del 2,2%. Questa divergenza è accompagnata da una riduzione della dimensione media familiare di quasi il 4%, segno che i nuclei tendono a diventare più piccoli, spesso formati da una sola o due persone. Il fenomeno non è casuale né temporaneo, rappresenta il riflesso strutturale dell’invecchiamento, delle separazioni, della mobilità giovanile e della progressiva individualizzazione dei percorsi di vita.
L’andamento degli infortuni sul lavoro in Italia, osservato attraverso le serie storiche INAIL, evidenzia una tendenza di lungo periodo improntata a una progressiva riduzione, pur con momenti di discontinuità legati al contesto economico e sociale. Dalla metà del Novecento, quando le denunce superavano 1,6 milioni di casi annui, si è passati a valori stabilmente inferiori al mezzo milione negli ultimi anni.