www.cresmedaily.it - Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

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Le previsioni sul numero delle famiglie residenti in Italia sono state elaborate con DemoSI-CRESME 2.0, il sistema previsionale demografico del CRESME, costruito su base ISTAT e progettato per produrre stime estremamente dettagliate fino alla scala comunale. Si tratta di uno strumento essenziale, poiché la domanda abitativa e il mercato residenziale presentano forti differenziazioni territoriali: le dinamiche nazionali costituiscono la cornice generale, ma l’impatto reale si manifesta in modo selettivo e disomogeneo nei diversi contesti locali.
L’analisi dell’accessibilità abitativa condotta sul comune di Brescia restituisce un quadro chiaro e, per certi versi, controintuitivo. Non siamo di fronte a un’esplosione dei prezzi di vendita, né a una bolla immobiliare. Il mercato della compravendita è sostanzialmente stabile. Eppure la casa è diventata più difficile da sostenere.
L’aggiornamento dello scenario demografico elaborato con DemoSI-CRESME, basato sui dati definitivi del Censimento permanente della popolazione ISTAT (rilascio gennaio), delinea un quadro di declino strutturale della popolazione residente in Italia, che non può più essere interpretato come una semplice fase congiunturale. Con anno base 2024 e orizzonte trentennale, le proiezioni mostrano l’ingresso del Paese in una traiettoria di contrazione demografica persistente, accompagnata da un invecchiamento profondo e generalizzato della struttura per età.
A gennaio ISTAT ha pubblicato i dati definitivi del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni riferiti al 31 dicembre 2024. I numeri confermano, senza margini di ambiguità, che il declino della popolazione residente in Italia non è un fenomeno congiunturale, ma il risultato di dinamiche strutturali che si rafforzano nel tempo.
Tra il 2019 e il 2024 il reddito da lavoro dipendente in Italia mostra una dinamica solo apparentemente positiva. In termini nominali, la retribuzione media annua cresce per tutte le principali qualifiche professionali, ma la correzione per l’inflazione restituisce un quadro diverso: il potere d’acquisto dei salari nel 2024 resta inferiore ai livelli pre-pandemici.
Chiudiamo il quadro della geografia del settore delle infrastrutture con uno sguardo ai mercati che mostrano segnali di frenata nei prossimi anni o che stentano a recuperare le perdite registrate nel recente passato. Questi casi si concentrano nel cuore dell’Europa, tra Germania, Svizzera, Austria e spostandosi più a est, Repubblica Ceca e Slovacchia, insieme a Belgio e più a nord, a Norvegia e Finlandia.
La fase di espansione che il settore delle infrastrutture attraversa e continuerà a sperimentare nei prossimi anni è fatta di dinamiche e caratteristiche nazionali alquanto differenziate. La capacità di spesa di ciascun paese è strettamente legata al relativo livello di ricchezza, che influenza quindi il livello degli investimenti, assai più di fattori strutturali come le esigenze qualitative e quantitative espresse dalle condizioni dello stock esistente o del gap da colmare.
Nei territori colpiti dal sisma del 2016 la perdita di popolazione non si è fermata, ma ha cambiato ritmo. I dati più recenti mostrano che la fase di massimo peggioramento è alle spalle, mentre sta emergendo un lento processo di riequilibrio. Non si tratta di una ripresa in senso stretto, ma di un progressivo ridimensionamento dello svantaggio demografico rispetto a territori simili non colpiti dal terremoto.
Nel settore Europeo delle costruzioni, l’attuale fase di mercato è caratterizzata da una importante crescita degli investimenti infrastrutturali: in tutto il periodo che va dal 2023 al 2026, il settore cresce e crescerà più dell’edilizia e più dell’economia. Non è certo una novità che il settore si trovi a rivestire un ruolo anticongiunturale nelle fasi cicliche recessive, in base, certo, alla natura della crisi: durante la pandemia, grazie alle misure straordinarie - fatte di risorse e riforme - messe in campo per fronteggiare la recessione economica globale, il settore ha tenuto, è tornato a crescere nel 2021, proseguendo il ciclo espansivo in atto dal 2019.
Le previsioni elaborate dal sistema DemoSI-CRESME delineano con chiarezza un quadro di declino demografico ormai strutturale. Dopo il massimo storico del 2013, quando l’Italia aveva raggiunto 60,3 milioni di residenti, la popolazione è entrata in una fase di riduzione continua, attestandosi a 58,97 milioni nel 2023. La combinazione di natalità estremamente bassa, invecchiamento accelerato e saldo naturale negativo genera una traiettoria di lungo periodo che nessun flusso migratorio, pur positivo, riesce a compensare. Le proiezioni indicano che nel 2053 la popolazione potrebbe collocarsi tra 49,6 e 53,9 milioni, a seconda dell’intensità dei movimenti migratori, con una contrazione compresa fra il 5% e oltre l’8% rispetto al 2023.