Le elaborazioni, basate su dati amministrativi dell’INPS e sugli indici dei prezzi al consumo dell’ISTAT, mostrano che tra il 2019 e il 2024 la retribuzione media annua “core” (operai, impiegati, quadri e dirigenti) aumenta dell’11,3% in termini nominali, ma registra una perdita reale del 5,2%. Il recupero nominale successivo al 2021 non è stato sufficiente a compensare l’impennata inflattiva del biennio 2022-2023, lasciando i salari reali stabilmente sotto il livello del 2019.
La scomposizione per qualifica professionale evidenzia differenze rilevanti. Gli operai e i quadri mostrano incrementi nominali simili (+11,9%), ma entrambi registrano una riduzione reale pari al 4,7%. Gli impiegati risultano la categoria più penalizzata, con una crescita nominale del 9,7% e una perdita reale del 6,5%. Anche i dirigenti, pur partendo da livelli retributivi nettamente superiori, non sono immuni: l’aumento nominale del 10,8% si traduce in una flessione reale del 5,7%. In nessun caso, dunque, il reddito reale del 2024 torna ai valori precedenti alla pandemia.
Retribuzione media annua a valori correnti e variazione nominale e reale

Fonte: elaborazione CRESME su dati INPS e ISTAT
Questo quadro diventa più critico se messo in relazione con l’andamento del costo dell’abitare. Nello stesso periodo, il costo dell’acquisto di abitazioni cresce del 13,4%, mentre i canoni di locazione aumentano del 7,21%. Si tratta di dinamiche strutturalmente divergenti rispetto a quelle dei salari reali: mentre questi ultimi restano compressi, i costi abitativi seguono un sentiero espansivo continuo, con un’accelerazione marcata a partire dal 2022.
Il risultato è un ampliamento del divario tra reddito da lavoro e accessibilità abitativa. Anche in presenza di un recupero nominale delle retribuzioni, la capacità dei salari di sostenere una spesa abitativa – sia in affitto sia in acquisto – si è ridotta. Il fenomeno non riguarda solo le fasce a basso reddito, ma investe progressivamente anche il lavoro dipendente “standard”, erodendo la funzione del salario come ancoraggio economico per progetti abitativi stabili.
Dinamica della retribuzione media annua (Indice 2019=100)

Fonte: elaborazione CRESME su dati INPS e ISTAT
Nel complesso, i dati indicano che la questione salariale in Italia non può essere letta esclusivamente in termini di dinamica nominale. Il mancato recupero dei salari reali rispetto al 2019 e il contemporaneo aumento dei costi dell’abitazione configurano un problema strutturale di tenuta del reddito da lavoro rispetto ai beni essenziali, con implicazioni rilevanti per le politiche salariali, abitative e di welfare. In assenza di un riallineamento tra dinamica dei redditi e costo dell’abitare, il rischio è quello di una crescente frattura tra lavoro dipendente e possibilità di accesso a una casa adeguata, soprattutto nelle fasi iniziali del ciclo di vita lavorativo.

