www.cresmedaily.it - Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Piano nazionale complementare da 30,6 miliardi: conseguiti solo il 36% degli obiettivi al 3° trimestre 2023. Sarà la prossima vittima della riprogrammazione PNRR

Si parlerà molto del Piano nazionale complementare (PNC) agli investimenti del PNRR nelle prossime settimane. I numeri dicono che sarà questo Piano da 30,6 miliardi di finanziamenti, la prossima vittima sacrificale della riprogrammazione del PNRR innescata dal ministro Fitto. La Ragioneria generale denuncia, infatti, nel suo Report n.9 sul PNC, il generale ritardo: solo il 36% dei 39 obiettivi programmati al 3° trimestre 2023 è stato conseguito, il 31% solo parzialmente conseguito, il 28% non conseguito e il 5% posticipato.

In particolare dai progetti in ritardo del PNC dovrebbero arrivare le risorse per “risarcire” gli interventi comunali definanziati dal PNRR. Questa è la posizione espressa dal ministro dell’Economia Giorgetti, mentre il dubbio resta sull’entità di questi fondi da recuperare: per l’ANCI sono dieci miliardi, il governo sembra disposto a concedere al massimo i tre miliardi necessari per recuperare i soli interventi cantierati o almeno appaltati.

Ma cosa c’è nel Piano complementare?

Il Piano, previsto dal decreto-legge 59/2021, destina 30.622,46 milioni di euro per gli anni dal 2021 al 2026 a 30 programmi di spesa: 24 programmi esclusivi “del Piano” totalizzano un importo di 19.368,85 milioni, mentre 6 programmi di interventi cofinanziati PNRR-PNC valgono 11.253,61 milioni. Gli obiettivi e la disciplina attuativa dei programmi del PNC sono contenuti nel decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 15 luglio 2021 (programmi esclusivi) e nel decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 1° agosto 2022 (programmi cofinanziati).
Nel primo report della Ragioneria generale del 2023 era stato evidenziato un incremento dei ritardi nel conseguimento degli obiettivi, le cui ragioni, come più volte rappresentato, erano da ascriversi ad alcuni fattori, tra cui la crisi economica e l’incremento dei prezzi, oltre a procedure amministrative in alcuni casi poco coerenti con le tempistiche. Il secondo Report dell’anno (il n. 9 di ottobre) evidenzia l’aggravamento dei ritardi, in considerazione del fatto che dei sette obiettivi previsti per il terzo trimestre solo due sono stati raggiunti mentre tre sono stati raggiunti solo in parte e quattro sono lontani dall’essere raggiunti.

In termini di risorse, la parte del leone la fa il ministero delle Infrastrutture che incassa dal PNC 9.760 milioni di euro, quasi un terzo del totale. Segue il ministero delle Imprese e del Made in Italy  con 6.880 milioni mentre 4.563,6 milioni vanno a finanziare il Superbonus (in aggiunta ai 13,95 miliardi dal PNRR). Gli altri due ministeri di spesa a prendere cospicue risorse sono la Sanità (2.387 milioni) e la Cultura (1.455 milioni), mentre le risorse della Presidenza del Consiglio vanno a cittadinanza digitale (350 milioni), competenze digitali (250 milioni) e tecnologie satellitari ed economia spaziale (800 milioni). I soldi del MEF, 1.780 milioni intoccabili, vanno alle aree dei terremoti 2009 e 2016. Bisognerà capire ora quali saranno i progetti e le risorse sacrificabili, il confronto andrà avanti per tutto il mese nelle riunioni della cabina di regia a Palazzo Chigi, per poi approdare nel decreto legge Fitto previsto per i primi di febbraio.

Nel contenitore del MIT ci sono 1.400 milioni per bus, treni e navi verdi (praticamente intoccabili perché molto green e con obiettivi conseguiti); 1.550 milioni per le linee ferroviarie regionali (parzialmente conseguiti, ma già parzialmente trasferiti nel PNRR con la revisione generale); 115 milioni per i treni merci (per cui solo a settembre è arrivato il parere favorevole della commissione Ue dopo una querelle durata due anni); 1.450 milioni alle “strade sicure” di Anas con un sistema di monitoraggio per la sicurezza di ponti, viadotti e tunnel (ancora molto in ritardo nonostante un recupero negli ultimi mesi); 1.860 milioni allo sviluppo dell’accessibilità marittima e all’aumento della capacità portuale; 700 milioni al cold ironing (già finanziato con la rimodulazione PNRR per 400 milioni); 80 milioni per acquisto navi verdi che saranno certamente revocati; altri 500 milioni per l’upgrading verde di navi che sono in ritardo; 250 milioni all’ultimo miglio per lo scambio intermodale strada-ferro; 300 milioni alle aree interne (747 interventi di cui solo il 12% aveva avviato i lavori a marzo); infine due miliardi al programma di riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica, pure questo tema politicamente intoccabile e con obiettivi conseguiti e 913 interventi già avviati su 988).

Il grafico che segue evidenzia invece la ripartizione dei 4.450 interventi identificati dai relativi codici unici di progetto e attinenti al programma degli investimenti esclusivi PNC. Anche qui è evidente dalla torta, la netta predominanza del ministero delle Infrastrutture con 2.135 che sono circa la metà del totale. Questa ripartizione evidenzia anche il peso, per oltre un quarto, dei 1.282 progetti per la ricostruzione delle aree terremotate del 2009 e del 2016.

 

LA RIPARTIZIONE DEI PROGETTI ESCLUSIVI PNC FRA LE AMMINISTRAZIONI CENTRALI (numero di Codici unici di progetto individuati)

Fonte: Report n. 9 della Ragioneria generale dello Stato sul PNC