Il commercio internazionale dei prodotti per l’impiantistica italiana ha superato lo shock pandemico e raggiunto un nuovo massimo in termini monetari. Nel 2025 le esportazioni arrivano a 24,1 miliardi di euro, contro i 17,8 del 2019: un aumento di 6,3 miliardi, pari al 35,7%. La crescita non si è fermata dopo il rimbalzo del 2021 (+19,9%) e del 2022 (+12,1%), ma ha cambiato ritmo: +3,1% nel 2023, +1,7% nel 2024 e +3,7% nell’ultimo anno.
Il dato riguarda un paniere di circa cento voci doganali, dai componenti elettrici all’idraulica, dalla climatizzazione alle telecomunicazioni e ai sistemi di sicurezza. È un indicatore significativo della capacità di esportazione della filiera, ma va letto per ciò che misura: valori degli scambi a prezzi correnti, non quantità fisiche né crescita reale al netto dell’inflazione.
L’Italia seconda in Europa. La crescita supera quella tedesca
Il sistema italiano conserva il secondo posto tra i grandi esportatori europei del comparto: nel 2025 la Germania vale 64,3 miliardi di euro, l’Italia 24,1 e la Francia 17,4. Il divario dimensionale resta ampio, ma nel confronto con il 2019 le traiettorie sono diverse. Le vendite italiane crescono del 35,7%, contro il 27,1% della Francia e il 17,1% della Germania. È un risultato che segnala una maggiore espansione in valore rispetto ai due principali concorrenti storici, non necessariamente una pari crescita dei volumi.
L’Italia non è però il mercato più dinamico. Polonia (+49,2%), Repubblica Ceca (+45,6%) e Paesi Bassi (+44,5%) crescono più rapidamente nel periodo 2019–2025, pur partendo da una scala inferiore: nel 2025 esportano rispettivamente 11,7, 14,0 e 12,4 miliardi. Il confronto conferma una geografia produttiva europea in trasformazione, nella quale dimensione assoluta e velocità di crescita non coincidono.
Il motore è elettrico; la climatizzazione perde slancio
La spinta più consistente arriva da impianti e apparecchi elettrici. Nel 2025 questo segmento raggiunge 11,6 miliardi, cresce del 5,1% in un anno e supera del 54,4% il livello del 2019: da solo contribuisce per circa 567 milioni all’incremento dell’export nel 2025. L’idraulica e le tubature, a 9,2 miliardi, aumentano del 3,5%, aggiungendo altri 310 milioni. I due comparti insieme rappresentano oltre l’86% delle esportazioni considerate.
Più debole l’andamento del riscaldamento, della climatizzazione e dell’acqua calda: 3,15 miliardi di esportazioni, in diminuzione dello 0,6% sul 2024, sebbene ancora superiori del 22,8% al 2019. Le telecomunicazioni scendono a circa 53 milioni, il 40,6% in meno rispetto al 2019. I prodotti per la sicurezza crescono del 14,2% nell’ultimo anno, ma il loro peso complessivo resta limitato.
Un avanzo ancora elevato, ma in riduzione
Il dato più delicato del 2025 riguarda le importazioni: 13,86 miliardi di euro, 1,29 miliardi in più rispetto al 2024 (+10,2%). Le esportazioni aumentano di 868 milioni, molto meno degli acquisti dall’estero. Il saldo commerciale resta largamente positivo, a 10,25 miliardi, ma si riduce di 417 milioni rispetto ai 10,67 miliardi del 2024. È comunque superiore agli 8,82 miliardi del 2019.
Il comparto elettrico spiega gran parte della crescita dell’import: +950 milioni in un anno (+11,7%), fino a 9,05 miliardi. Il saldo positivo non è dunque in discussione, ma il differenziale di velocità tra entrate e uscite segnala un equilibrio commerciale meno favorevole rispetto all’anno precedente.
Europa centrale, Stati Uniti e nuovi mercati: la mappa cambia
Il mercato comunitario resta la principale destinazione delle esportazioni italiane di prodotti per l’impiantistica: nel 2025 assorbe 13,3 miliardi, il 55,2% del totale. Ai mercati extra-UE vanno 10,8 miliardi, pari al 44,8%. In questo secondo gruppo gli Stati Uniti hanno assunto un peso crescente. La loro quota sull’export italiano del comparto passa dal 4,8% del 2020 all’8,2% del 2025, mentre le vendite dirette negli USA crescono del 9,5% nell’ultimo anno, dopo il +20,2% del 2024.
La posizione italiana negli Stati Uniti si è rafforzata anche dal lato delle importazioni americane: secondo la riclassificazione internazionale HS6 richiamata nello studio, gli acquisti USA dall’Italia risultano aumentati del 96,8% tra 2019 e 2025 e la quota italiana tocca il 2,4%. Rimane una quota modesta rispetto al Messico (30,1%) e alla Cina (12,4%), ma supera quella francese (1,6%). L’espansione rende tuttavia le imprese italiane più esposte a eventuali dazi e barriere commerciali.
Arabia Saudita in ascesa, Medio Oriente disomogeneo
Accanto agli Stati Uniti emerge la domanda dell’Arabia Saudita. Nel 2025 le esportazioni italiane di prodotti impiantistici verso il Paese raggiungono 1,10 miliardi di euro, in aumento dell’11,4% sul 2024. La quota dell’Italia sulle importazioni saudite, ultimo dato disponibile riferito al 2024, è del 10,8%: tra i partner considerati il Paese è secondo soltanto alla Cina. È un risultato che dà concretezza alle opportunità aperte dai programmi di investimento sauditi.
Non tutta la regione segue però la stessa direzione. Dopo due anni di forte crescita, l’export italiano verso l’aggregato Medio Oriente diminuisce del 2,0% nel 2025; verso la Cina, invece, le vendite scendono del 9,7%. La diversificazione geografica non si traduce quindi in una crescita uniforme: richiede un presidio commerciale selettivo, capace di distinguere mercati in accelerazione e aree in rallentamento.
La sfida è rendere la crescita più solida
Il bilancio dal 2019 è positivo e la crescita monetaria dell’export italiano supera quella francese e tedesca. Ma la fotografia del 2025 è più articolata del +35,7%: l’elettrico concentra buona parte dell’espansione, la climatizzazione rallenta e l’import cresce più rapidamente dell’export. La sfida non è soltanto vendere di più: è difendere il valore aggiunto, rafforzare la filiera e consolidare l’accesso a mercati più selettivi. Il saldo commerciale, la composizione degli scambi e l’andamento reale dei volumi saranno indicatori almeno altrettanto importanti del record in valore.
Fonte: CRESME su dati Istat, Eurostat e UN-Comtrade; circa 100 voci doganali. Quote saudite riferite al 2024.

