Una base demografica sempre più stretta
Nello scenario demografico mediano, la popolazione italiana tra 20 e 64 anni passa da 34,37 milioni nel 2025 a 27,54 milioni nel 2054. La riduzione è del 19,9 per cento, pari a 6,84 milioni di persone. Le generazioni numerose nate nel secondo dopoguerra escono dal mercato del lavoro e vengono sostituite da coorti molto meno consistenti. Di conseguenza, anche un sistema produttivo capace di creare occupazione può incontrare una difficoltà nuova, non soltanto trovare le competenze adeguate, ma trovare un numero sufficiente di persone.
Il modello non propone una previsione puntuale del numero di occupati. Combina le proiezioni demografiche regionali per sesso e classe di età con i tassi medi di attività, disoccupazione e scoraggiamento osservati nel triennio 2023-2025. Misura quindi quanta occupazione potrebbe essere sostenuta dalla popolazione disponibile in quattro ipotesi: mantenimento dei comportamenti attuali; recupero progressivo dei disoccupati; recupero dei disoccupati e del 50 per cento degli scoraggiati; recupero dei disoccupati e di tutti gli scoraggiati entro il 2040.
Quattro scenari, una stessa tendenza
Nello scenario demografico puro gli occupati scendono da 22,88 milioni nel 2025 a 18,89 milioni nel 2054, con una perdita di 3,99 milioni. Il recupero progressivo dei disoccupati porta il livello a 20,16 milioni. Attivando anche la metà degli scoraggiati si raggiungono 20,49 milioni di occupati; con il loro completo assorbimento si arriva a 20,82 milioni. Rispetto allo scenario demografico puro, l’ipotesi più favorevole recupera 1,93 milioni di occupati, ma il livello finale rimane inferiore di oltre due milioni rispetto a quello iniziale.
La differenza tra tasso e volume di occupazione è il punto centrale dell’analisi. Nel 2054 il tasso di occupazione passa dal 68,6 per cento dello scenario demografico puro al 73,2 per cento con il recupero dei disoccupati, al 74,4 per cento con l’attivazione della metà degli scoraggiati e al 75,6 per cento nello scenario massimo. L’efficienza di utilizzo della popolazione migliora, ma la dimensione complessiva del mercato del lavoro continua a ridursi.
Nel 2054 il mercato del lavoro resta più piccolo

Figura 2. Dimensione del mercato del lavoro nel 2054 nei diversi scenari. Indice 2025 = 100. Fonte: elaborazioni sul modello DEMOSI Occupazione.
Il target del 73 per cento al 2030
Il riferimento al 73 per cento corrisponde al target nazionale fissato per l’Italia al 2030 nel quadro del Pilastro europeo dei diritti sociali, mentre l’obiettivo complessivo dell’Unione europea è pari al 78 per cento. La soglia non identifica un numero fisso di occupati: essendo espressa come rapporto tra occupati e popolazione di 20-64 anni, il numero di occupati necessario per raggiungerla diminuisce quando si restringe la popolazione in età lavorativa.
Nel modello, il livello corrispondente al 73 per cento scende da 25,09 milioni di occupati nel 2025 a 24,46 milioni nel 2030. Questo passaggio è importante perché mostra che un miglioramento del tasso non coincide necessariamente con l’espansione del mercato del lavoro, l’obiettivo può avvicinarsi anche mentre diminuisce la base demografica sulla quale viene calcolato.
Nel 2030 nessuno dei quattro scenari nazionali raggiunge il 73 per cento. Lo scenario demografico puro si ferma al 66,6 per cento; il recupero dei disoccupati porta il tasso al 67,4 per cento; l’attivazione del 50 per cento degli scoraggiati al 67,9 per cento; l’attivazione integrale al 68,3 per cento. Il divario rispetto al target si riduce da 2,15 milioni di occupati nello scenario base a 1,58 milioni nello scenario massimo.

Tabella 1. Italia: verifica del target nazionale del 73 per cento nel 2030. Fonte: elaborazioni sul modello DEMOSI Occupazione.
Le differenze regionali
La media nazionale nasconde traiettorie molto diverse. Nel Nord-ovest la popolazione tra 20 e 64 anni diminuisce dell’11,9 per cento tra il 2025 e il 2054; nel Nord-est del 12,1 per cento; nel Centro del 18,4 per cento. Nel Mezzogiorno la contrazione raggiunge il 31,7 per cento. Qui il margine teorico derivante dall’attivazione dei disoccupati e degli scoraggiati è maggiore, ma opera su una base demografica che si riduce molto più rapidamente.
Anche all’interno delle macroaree le differenze sono rilevanti. L’Emilia-Romagna limita la perdita della popolazione in età lavorativa al 7,1 per cento; Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige restano tra il 9 e l’11 per cento. All’estremo opposto, la riduzione raggiunge il 40,3 per cento in Sardegna, il 37,5 per cento in Basilicata, il 33,9 per cento in Puglia, il 31,2 per cento in Campania e il 30,6 per cento in Sicilia.
La verifica del target al 2030 riflette questa geografia. Nello scenario demografico puro soltanto 7 regioni su 20 raggiungono il 73 per cento; diventano 9 con il recupero dei disoccupati, restano 9 con l’attivazione del 50 per cento degli scoraggiati e salgono a 10 nello scenario massimo. Il risultato nazionale dipende quindi da una combinazione di problemi differenti: nel Centro-Nord prevale la scarsità futura di lavoratori, mentre nel Mezzogiorno il declino demografico si sovrappone a una partecipazione ancora insufficiente.
Una politica del lavoro che parta dalla demografia
Le politiche di attivazione rimangono indispensabili, ma non possono da sole compensare la riduzione della popolazione. Nei territori già prossimi alla piena occupazione diventeranno centrali l’attrazione di nuovi residenti, la disponibilità di abitazioni accessibili, la formazione tecnica, l’organizzazione del lavoro e l’automazione. Nelle regioni a bassa partecipazione occorre invece affiancare alla politica industriale servizi per l’infanzia e la cura, mobilità, formazione e condizioni che rendano effettivamente possibile l’ingresso nel mercato del lavoro.
Il messaggio del modello è lineare: l’Italia può usare meglio la propria popolazione in età lavorativa, ridurre la disoccupazione e recuperare una parte consistente degli inattivi, ma non può ignorare che il bacino dal quale attingere lavoro sarà molto più piccolo. Nel prossimo trentennio la questione occupazionale non riguarderà soltanto quanti posti di lavoro verranno creati, ma quante persone saranno disponibili per occuparli e in quali territori vivranno.
Nota metodologica. Elaborazioni sul file MODELLO_OCCUPAZIONE.xlsx, scenario demografico mediano, popolazione di 20-64 anni, sesso totale. Tassi base medi 2023-2025; recupero degli scoraggiati entro il 2040; piena occupazione teorica al 2054. I risultati misurano il potenziale dell’offerta di lavoro e non costituiscono una previsione puntuale dell’occupazione.

