www.cresmedaily.it - Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Cratere sismico 2016: la ripresa demografica passa dalle migrazioni interne

L’evoluzione demografica dei 138 comuni del cratere sismico del Centro Italia restituisce un quadro complesso, in cui persistono fragilità strutturali ma si osservano anche segnali di recupero selettivo. L’analisi condotta da CRESME su dati ISTAT evidenzia come la ripresa non dipenda tanto dalla dinamica naturale della popolazione — ancora fortemente negativa — quanto dalla capacità dei territori di ridurre le perdite migratorie interne e di recuperare attrattività residenziale

Il nodo strutturale: il saldo naturale resta negativo

Il primo dato che emerge con chiarezza riguarda il movimento naturale della popolazione. In tutto il cratere il saldo tra nascite e decessi continua a essere negativo, con valori medi nel periodo 2024-2025 compresi tra –6,9 e –8,9 per mille abitanti. Si tratta di un andamento coerente con le caratteristiche demografiche tipiche delle aree interne italiane: forte invecchiamento, bassa fecondità e ridotta capacità di ricambio generazionale.

Questo elemento rappresenta un vincolo strutturale che gli investimenti pubblici, almeno nel breve periodo, non sembrano in grado di modificare. Anche nei territori che hanno ricevuto maggiori risorse del Piano Nazionale Complementare al PNRR, il saldo naturale rimane ampiamente negativo. La dinamica della ripresa va quindi ricercata altrove.

Il cuore interpretativo dello studio è rappresentato dall’analisi dell’andamento del saldo migratorio interno nel lungo periodo, confrontando il cratere con un gruppo di comuni “di confronto” selezionati tramite matching statistico sui profili demografici pre-sisma.

La fragilità preesistente

Già prima del terremoto del 2016 il cratere presentava una debolezza strutturale sul piano migratorio. I saldi migratori interni erano stabilmente negativi, segnalando una progressiva perdita di residenti verso altri territori. Tuttavia, fino al 2015 il differenziale rispetto ai comuni di controllo restava relativamente stabile, senza segnali di rottura sistemica.

Lo shock post-sisma

La discontinuità emerge con forza immediatamente dopo gli eventi sismici. A partire dal 2016-2017 il saldo migratorio interno del cratere peggiora bruscamente, mentre il gap rispetto ai comuni di controllo si amplia in modo significativo. Il fenomeno riflette la perdita di attrattività residenziale causata dal danno edilizio, dalla discontinuità dei servizi e dai ritardi nella ricostruzione.

Dal punto di vista demografico, il sisma non produce soltanto distruzione materiale: interrompe anche i meccanismi di permanenza territoriale, accelerando processi di spopolamento già in atto.

Il recupero selettivo dopo il 2023

La parte più interessante del grafico riguarda la fase recente. A partire dal 2023 si osserva una progressiva riduzione del differenziale migratorio tra il cratere e i comuni di controllo. Il saldo migratorio interno rimane negativo, ma le perdite si attenuano.

Questo dato suggerisce che alcune aree del cratere stanno recuperando capacità di trattenere residenti e, in parte, di attrarre nuovi nuclei familiari. Tuttavia, il grafico mostra anche che il recupero non segue una traiettoria lineare: nel corso del 2025 il miglioramento tende a stabilizzarsi e il processo di convergenza rallenta.

Dal punto di vista scientifico, questo comportamento è coerente con la natura inerziale dei processi demografici. Le decisioni migratorie rispondono lentamente agli investimenti infrastrutturali e alla ricostruzione fisica dei territori. Inoltre, la ripresa dipende da variabili multiple — accessibilità, mercato del lavoro, servizi, qualità urbana — che evolvono con tempi differenti.

La convergenza è selettiva, non uniforme

La tabella seguente sintetizza in modo efficace i principali risultati dell’analisi e conferma che la ripresa demografica del cratere non è omogenea.

Quadro di sintesi delle dinamiche demografiche del cratere sismico e dei differenziali rispetto ai comuni di controllo (2019–2025*)

* Per il 2025 i dati si riferiscono ai primi undici mesi dell’anno. Gli indicatori sono espressi in termini di tassi per 1.000 abitanti o di variazioni percentuali. I cluster danno×PNC riportati soddisfano criteri minimi di robustezza statistica.
Fonte: elaborazione CRESME su dati ISTAT

Il dato più significativo riguarda il saldo migratorio interno: il gap tra cratere e comuni di controllo passa da –3,76 per mille nel periodo 2019-2021 a –2,53 per mille nel 2024-2025. La riduzione del differenziale indica che il sistema territoriale colpito dal sisma sta lentamente recuperando competitività residenziale. Tuttavia, la convergenza non interessa tutti i territori allo stesso modo.

Il ruolo dell’interazione tra danno e investimenti

Uno degli aspetti più rilevanti della tabella riguarda l’incrocio tra livello di danno e intensità degli investimenti pubblici. Il cluster che mostra la performance migliore è quello caratterizzato da danno medio e investimento medio, dove il gap migratorio interno scende fino a –0,16 per mille, valore prossimo all’allineamento con i comuni di controllo.

Questo risultato è particolarmente importante perché smentisce una lettura semplicistica del rapporto tra investimenti e recupero territoriale. Lo studio mostra infatti che non esiste una relazione lineare secondo cui più investimenti producono automaticamente migliori risultati demografici.

Le aree a danno molto elevato, pur beneficiando di risorse consistenti, continuano a mostrare differenziali negativi marcati. Il peso della distruzione materiale, la complessità della ricostruzione urbana e la maggiore vulnerabilità socioeconomica rallentano infatti i processi di riequilibrio.

La convergenza emerge prima nei flussi che negli stock

La tabella evidenzia inoltre un fenomeno tipico delle transizioni demografiche: i miglioramenti si osservano prima nei flussi migratori e solo successivamente negli stock di popolazione.

Nel 2024-2025 la variazione della popolazione del cratere resta negativa rispetto ai comuni di controllo (–0,36%), segno che il declino demografico non è ancora arrestato. Tuttavia, il rallentamento delle perdite migratorie suggerisce che il sistema territoriale stia entrando in una fase di stabilizzazione.

In termini demografici, il recupero è quindi ancora incompleto ma statisticamente osservabile.

Un recupero fragile ma reale

L’analisi complessiva suggerisce che il cratere sismico stia attraversando una fase di transizione. La crisi demografica strutturale non è stata superata, il saldo naturale continua a deprimere la dinamica della popolazione e molte aree restano vulnerabili.

Tuttavia, i dati sulle migrazioni interne indicano che il periodo di massima divergenza rispetto ai territori comparabili sembra essersi concluso. Alcuni cluster territoriali mostrano segnali concreti di convergenza, soprattutto dove il livello di danno e l’intensità degli investimenti hanno prodotto condizioni favorevoli alla ripresa residenziale.

Le analisi sembrano indicare quindi che la ricostruzione non sta ancora generando una piena inversione dello spopolamento, ma sta progressivamente riducendo l’intensità delle perdite demografiche. La traiettoria osservata è quella di un riequilibrio lento, selettivo e non lineare, nel quale la migrazione interna rappresenta il principale indicatore anticipatore della ripresa.

Enrico Campanelli

Laureato in Architettura con indirizzo Urbanistico, dal 1997 svolge attività di ricerca presso il CRESME, occupandosi in particolare della realizzazione di studi ed analisi di supporto alla pianificazione urbanistica e territoriale (scenari demografici e dimensionamento della domanda residenziale e non residenziale), collaborando, tra gli altri, al processo pianificatorio di Roma, Milano e Napoli. È l’ideatore ed il responsabile del sistema informativo e previsionale demografico DemoSI-CRESME, strumento di base per numerosi studi e ricerche dell’Istituto.