www.cresmedaily.it - Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Ricostruzione, popolazione e futuro del Cratere Sismico del Centro Italia

Gli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia nel 2016 hanno prodotto effetti profondi e persistenti sulla struttura demografica, economica e sociale dei territori interessati. Il terremoto si è inserito in un contesto già caratterizzato da fragilità strutturali, tra cui spopolamento, invecchiamento della popolazione e ridotta capacità attrattiva dei sistemi locali. Negli ultimi anni, l’avanzamento dei processi di ricostruzione e l’attivazione di politiche di sviluppo territoriale hanno reso necessario aggiornare le valutazioni prospettiche sugli effetti del sisma.

Le nuove simulazioni del modello DemoSI-CRESME consentono oggi una lettura più articolata delle traiettorie evolutive del cratere, integrando dati demografici, economici e migratori aggiornati.

L’obiettivo di questo contributo è sintetizzare i principali risultati del rapporto CRESME 2025 dedicato all’impatto demografico del sisma, mettendo in evidenza gli effetti differenziali della ricostruzione e le prospettive di riequilibrio territoriale.

Gli scenari analizzati

L’analisi utilizza le più recenti simulazioni del sistema DemoSI-CRESME, costruite integrando dati demografici, economici e occupazionali provenienti da diverse fonti istituzionali. Le simulazioni confrontano tre scenari:

  • Scenario 2015 (pre-sisma): evoluzione demografica attesa in assenza del terremoto;
  • Scenario 2019 (post-sisma): proiezione che incorpora gli effetti del sisma in assenza di ricostruzione;
  • Scenario 2024: scenario aggiornato che include gli effetti della ricostruzione e delle politiche di rilancio.

I comuni del cratere sono stati inoltre classificati in base all’intensità dei danni e al livello degli investimenti destinati alla ricostruzione, così da valutare le differenze territoriali nelle traiettorie di recupero.

I principali risultati

Una popolazione che continua a diminuire, ma più lentamente

Le proiezioni confermano che il cratere sismico continua a essere interessato da un processo strutturale di declino demografico. Tuttavia, lo scenario aggiornato al 2024 evidenzia un progressivo rallentamento della perdita di popolazione rispetto alle stime formulate nel 2019.

Nello scenario pre-sisma, la popolazione avrebbe seguito una traiettoria decrescente moderata, passando da circa 580.000 abitanti a poco meno di 490.000 entro il 2044. Lo scenario post-sisma del 2019 mostrava invece una contrazione molto più accentuata, con una popolazione prevista prossima ai 430.000 residenti.

Le nuove simulazioni indicano invece una traiettoria meno critica: lo scenario 2024 si colloca stabilmente al di sopra dello scenario 2019 e mostra una graduale convergenza verso il percorso pre-sisma, segnalando l’effetto positivo della ricostruzione sulla stabilizzazione della popolazione.

L’effetto appare particolarmente evidente nelle aree a medio e alto livello di danno. Al 2044, la perdita prevista si riduce dal -38,9% al -27,5% nei comuni maggiormente colpiti, mentre nelle aree a danno medio la contrazione passa dal -30,3% al -17,9%.

 

Figura 2. – Scenari della popolazione residente a confronto

Fonte: DemoSI-CRESME su dati ISTAT

 

Il ruolo della popolazione attiva

Il sisma ha inciso in modo significativo sulla popolazione in età lavorativa (15-64 anni), componente essenziale per la sostenibilità economica dei territori.

Secondo lo scenario 2019, entro il 2044 il cratere avrebbe perso oltre 108.000 residenti in età attiva. Lo scenario aggiornato riduce tale perdita a circa 68.000 unità, con un recupero di quasi 39.000 persone rispetto alle stime precedenti.

Questo risultato suggerisce che la ricostruzione stia contribuendo non solo alla ricomposizione fisica del territorio, ma anche alla tenuta del capitale umano e produttivo locale.

 

Reddito e capacità economica: la ricostruzione riduce le perdite

L’analisi del reddito complessivo al netto di pensioni e rendite immobiliari conferma il forte impatto economico del sisma.

Nello scenario controfattuale senza terremoto, il reddito complessivo del cratere al 2044 sarebbe pari a circa 5,48 miliardi di euro a valori costanti 2023. Lo scenario post-sisma del 2019 stimava invece una riduzione a circa 3,48 miliardi.

Lo scenario aggiornato al 2024 evidenzia un significativo recupero della capacità produttiva, con un reddito stimato pari a 4,18 miliardi di euro e un differenziale positivo di circa +700 milioni rispetto allo scenario 2019.

Figura 3. – Scenario controfattuale per il reddito complessivo al netto di pensioni e fabbricati (milioni di euro a valori costanti 2023)

Fonte: elaborazione CRESME su dati Agenzia delle Entrate

Nonostante il miglioramento, permane un divario significativo rispetto alla traiettoria pre-sisma, segnale che il processo di recupero economico, pur consistente, resta ancora incompleto.

 

Natalità e invecchiamento: resta il nodo strutturale

Le componenti naturali della dinamica demografica continuano a rappresentare il principale elemento di fragilità del sistema territoriale.

La natalità mostra una tendenza strutturalmente decrescente: le nascite medie annue passano da oltre 4.500 nel periodo 2011-2015 a poco più di 3.000 nel quinquennio 2020-2024. Tuttavia, il confronto tra scenari evidenzia una attenuazione del declino, soprattutto nelle aree maggiormente colpite dal sisma.

Anche le proiezioni sulla mortalità risultano meno critiche rispetto alle stime del 2019. Lo scenario aggiornato ridimensiona le aspettative di crescita dei decessi, soprattutto nei comuni a elevato livello di danno.

Nel complesso, il saldo naturale rimane fortemente negativo, ma il ritmo di deterioramento appare progressivamente più contenuto, segnalando un parziale riequilibrio delle dinamiche demografiche.

 

Le migrazioni tornano positive

Le dinamiche migratorie rappresentano il principale elemento di discontinuità rispetto al quadro recessivo delineato negli anni immediatamente successivi al terremoto.

Dopo i forti saldi negativi registrati tra il 2016 e il 2019, i flussi migratori mostrano una progressiva inversione di tendenza. Lo scenario aggiornato al 2024 prevede saldi migratori positivi lungo tutto l’orizzonte previsivo, in netto contrasto con lo scenario 2019.

Nel periodo 2020-2024, il saldo migratorio medio annuo passa da una previsione negativa di circa -849 unità nello scenario 2019 a un saldo positivo di +1.720 residenti nello scenario aggiornato.

 

Figura 4. – Saldo migratorio per livello di investimento

Fonte: DemoSI-CRESME su dati ISTAT

Il miglioramento interessa tutte le classi territoriali, incluse le aree ad alto livello di danno, dove il saldo torna progressivamente positivo. Questo dato suggerisce che la ricostruzione stia contribuendo al recupero dell’attrattività residenziale dei territori colpiti.

 

Investimenti pubblici e riequilibrio territoriale

L’analisi degli investimenti del Piano Nazionale Complementare al PNRR evidenzia una distribuzione selettiva delle risorse orientata ai territori più fragili.

L’intensità dell’investimento pro capite cresce infatti all’aumentare del livello di danno, raggiungendo valori medi superiori a 6.500 euro per abitante nei comuni ad alta intensità di investimento e forte danneggiamento.

Le aree che ricevono maggiori risorse coincidono in larga parte con quelle caratterizzate dalle dinamiche demografiche più critiche, confermando una logica di riequilibrio territoriale e compensazione strutturale.

Parallelamente, le aree a maggiore dinamicità occupazionale risultano anche quelle con più elevata concentrazione di investimenti, segnalando un rapporto bidirezionale tra capacità economica locale e attrazione di risorse pubbliche.

I risultati dell’analisi evidenziano come il terremoto del 2016 abbia prodotto un’accelerazione significativa delle dinamiche di spopolamento già presenti nel cratere del Centro Italia. Tuttavia, le proiezioni aggiornate mostrano con crescente chiarezza che gli effetti della ricostruzione stanno contribuendo ad attenuare il declino demografico ed economico.

Il principale elemento di novità rispetto alle precedenti valutazioni riguarda il comportamento delle dinamiche migratorie. Mentre natalità e mortalità restano fortemente condizionate da fattori strutturali, i flussi migratori mostrano una maggiore reattività agli investimenti e al miglioramento delle condizioni socioeconomiche.

In questa prospettiva, la ricostruzione non appare più soltanto come un processo di riparazione fisica del patrimonio edilizio, ma come un possibile strumento di rigenerazione territoriale capace di influenzare le traiettorie di sviluppo locale.

Resta tuttavia evidente che il recupero non è ancora sufficiente a riportare il territorio sui livelli controfattuali pre-sisma. Persistono infatti significativi squilibri demografici, economici e occupazionali, che richiedono politiche di lungo periodo orientate alla stabilizzazione della popolazione, al rafforzamento del capitale umano e alla diversificazione produttiva.

Fonti

  • CRESME (2025), Cratere Centro Italia. L’impatto demografico del sisma.
  • ISTAT, dati demografici comunali.
  • Agenzia delle Entrate, dati reddituali.
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sistema informativo SISCO.
  • Invitalia e Unioncamere, dati sugli investimenti del PNC Sisma.

Enrico Campanelli

Laureato in Architettura con indirizzo Urbanistico, dal 1997 svolge attività di ricerca presso il CRESME, occupandosi in particolare della realizzazione di studi ed analisi di supporto alla pianificazione urbanistica e territoriale (scenari demografici e dimensionamento della domanda residenziale e non residenziale), collaborando, tra gli altri, al processo pianificatorio di Roma, Milano e Napoli. È l’ideatore ed il responsabile del sistema informativo e previsionale demografico DemoSI-CRESME, strumento di base per numerosi studi e ricerche dell’Istituto.