www.cresmedaily.it - Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Costruzioni e occupazione: il pilastro della ripresa italiana post-pandemica

La ripresa dell’occupazione italiana successiva alla crisi pandemica presenta una caratteristica molto netta: il ruolo straordinariamente rilevante assunto dal settore delle costruzioni. I dati ISTAT elaborati dal CRESME mostrano infatti come tra il 2019 e il 2025 l’occupazione complessiva sia cresciuta di circa un milione di unità (+4,4%), passando da 23,1 a 24,1 milioni di occupati. All’interno di questa dinamica, tuttavia, emerge con evidenza il contributo eccezionale dell’edilizia.

Il settore delle costruzioni registra infatti un incremento di 363 mila occupati, pari a una crescita del 27,5%, di gran lunga superiore a quella dell’industria (+1,7%) e dei servizi (+3,9%).

Ancora più significativo è il dato relativo all’incidenza sulla crescita occupazionale complessiva: oltre un terzo dei nuovi occupati creati in Italia nel periodo post-Covid deriva direttamente dal comparto delle costruzioni. Si tratta di una quota enorme se rapportata al peso strutturale del settore nell’economia nazionale e che evidenzia come la ripartenza italiana sia stata fortemente trainata dall’attivazione della filiera edilizia.

Mentre agricoltura e industria, infatti, mostrano dinamiche deboli o addirittura negative, le costruzioni si configurano come il comparto più dinamico dell’intera economia nazionale. Il fenomeno è riconducibile a una combinazione di fattori che si sono sovrapposti nella fase post-pandemica: gli incentivi fiscali alla riqualificazione edilizia, il forte impulso agli investimenti pubblici, la ripartenza dei cantieri infrastrutturali e il ruolo del PNRR. Il Superbonus e gli altri incentivi alla ristrutturazione hanno prodotto un’intensa domanda di lavoro lungo tutta la filiera: imprese di costruzione, impiantistica, progettazione tecnica, produzione di materiali, logistica e servizi professionali. In un’economia che usciva dalla crisi sanitaria con forti elementi di fragilità, il settore edilizio ha quindi svolto una funzione anticiclica fondamentale, trasformandosi nel principale canale di riattivazione della domanda interna e dell’occupazione. La natura labour intensive delle costruzioni ha inoltre amplificato l’effetto degli investimenti: a differenza di altri comparti ad alta automazione, la crescita produttiva si è tradotta rapidamente in nuova occupazione.

I grafici seguenti mostrano inoltre come questo fenomeno abbia assunto un’intensità ancora maggiore in alcune aree del Paese. La crescita degli occupati nelle costruzioni raggiunge livelli eccezionali in Sicilia (+66,7%), Sardegna (+47,1%), Marche (+43,2%), Liguria (+41,6%) e Abruzzo (+37,6%). Ma il dato più interessante riguarda l’incidenza delle costruzioni sulla crescita occupazionale totale regionale. In Sardegna il settore spiega addirittura il 99,3% dell’intero incremento occupazionale registrato tra il 2019 e il 2025; nelle Marche e in Abruzzo il contributo supera i due terzi della crescita complessiva, mentre in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio le costruzioni rappresentano circa la metà dell’espansione occupazionale regionale.

Classifica regionale variazione occupati in costruzioni e totale

Fonte: elaborazione CRESME su dati ISTAT

Questi numeri indicano che il comparto edilizio non ha semplicemente accompagnato la ripresa, ma in molte regioni ne è stato il principale motore. Ciò è avvenuto soprattutto dove gli investimenti edilizi e infrastrutturali hanno compensato la minore capacità di crescita di altri settori produttivi oppure dove il patrimonio immobiliare esistente ha favorito un intenso utilizzo degli incentivi alla riqualificazione. Il dato territoriale rivela quindi un elemento cruciale: molte economie regionali italiane hanno costruito una parte significativa della propria ripresa occupazionale sul ciclo espansivo delle costruzioni.

Proprio questa forte dipendenza rende però il quadro particolarmente delicato nella fase attuale. Se il settore dovesse rallentare bruscamente — a causa della conclusione del PNRR, della riduzione degli incentivi, dell’esaurimento della spinta del Superbonus, di ritardi negli investimenti pubblici o dell’aumento dei costi finanziari — gli effetti sull’occupazione nazionale potrebbero essere molto rilevanti. Il rischio non riguarda soltanto la perdita diretta di posti di lavoro nei cantieri, ma l’intera filiera economica collegata alle costruzioni: manifattura dei materiali, trasporti, servizi tecnici, commercio specializzato e attività professionali. In un contesto in cui il settore ha contribuito per il 36% alla crescita dell’occupazione italiana, una frenata potrebbe tradursi in un significativo rallentamento dell’economia nazionale.

La questione assume inoltre una dimensione macrofinanziaria. Le principali agenzie di rating internazionali considerano infatti l’andamento dell’occupazione un indicatore essenziale della capacità di crescita, della stabilità fiscale e della sostenibilità del debito pubblico. Un mercato del lavoro dinamico rafforza il gettito fiscale, sostiene i consumi e migliora la credibilità finanziaria del Paese; viceversa, un deterioramento dell’occupazione aumenta le fragilità economiche e può incidere negativamente sulla percezione della solvibilità nazionale. In questo senso, il settore delle costruzioni ha rappresentato negli ultimi anni non soltanto un motore della ripresa economica italiana, ma anche un importante fattore di stabilizzazione sociale e finanziaria.

Classifica regionale incidenza costruzioni sulla variazione occupazionale complessiva

Fonte: elaborazione CRESME su dati ISTAT

Enrico Campanelli

Laureato in Architettura con indirizzo Urbanistico, dal 1997 svolge attività di ricerca presso il CRESME, occupandosi in particolare della realizzazione di studi ed analisi di supporto alla pianificazione urbanistica e territoriale (scenari demografici e dimensionamento della domanda residenziale e non residenziale), collaborando, tra gli altri, al processo pianificatorio di Roma, Milano e Napoli. È l’ideatore ed il responsabile del sistema informativo e previsionale demografico DemoSI-CRESME, strumento di base per numerosi studi e ricerche dell’Istituto.