www.cresmedaily.it - Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Newsletter di economia del CRESME a cura di Giorgio Santilli

Brescia, la casa pesa di più: redditi reali fermi, affitti in crescita e città sempre più selettiva

L’analisi dell’accessibilità abitativa condotta sul comune di Brescia restituisce un quadro chiaro e, per certi versi, controintuitivo. Non siamo di fronte a un’esplosione dei prezzi di vendita, né a una bolla immobiliare. Il mercato della compravendita è sostanzialmente stabile. Eppure la casa è diventata più difficile da sostenere.

Il nodo non è il prezzo nominale degli immobili, ma la combinazione tra tre fattori: crescita dei canoni di locazione, stagnazione dei redditi reali e forte differenziazione territoriale interna alla città.

Sono i principali risultati di uno studio sull’accessibilità abitativa a Brescia applicando un modello di analisi sviluppato dal CRESME assumendo come riferimento l’impostazione dell’Osservatorio Casa Abbordabile del Politecnico di Milano e integrato con sviluppi metodologici propri.

Prezzi stabili, affitti in aumento, redditi reali in calo

Tra il 2019 e il 2025 il prezzo medio di compravendita nel Comune di Brescia si mantiene attorno a 1.900 €/m², con variazioni minime nell’arco dell’intero periodo. Il mercato della proprietà appare maturo, poco volatile, sostanzialmente stabile.

Diversa la dinamica delle locazioni. Il canone medio raggiunge nel 2025 circa 7,5 €/m²/mese, con un incremento di circa l’8–9% rispetto al 2019. L’aumento è diffuso sull’intero territorio comunale, con punte più marcate nelle aree centrali e semicentrali.

Sul versante reddituale, le retribuzioni nominali crescono nel periodo 2019–2025 tra il +10,8% (apprendisti) e il +18,1% (quadri). Ma questa crescita viene quasi interamente erosa dall’inflazione cumulata. L’indice del reddito reale scende da 100 a 98,8: in termini di potere d’acquisto, nel 2025 le famiglie bresciane dispongono di una capacità economica leggermente inferiore rispetto al 2019.

Il grafico mostra bene la divergenza, i redditi nominali salgono, quelli reali ristagnano, i canoni aumentano, i prezzi di vendita restano fermi, li risultato è un peggioramento oggettivo della sostenibilità dell’abitare.

La locazione: centro sempre più selettivo

Applicando la soglia del 30% del reddito netto mensile come limite di sostenibilità, emergono differenze nette tra categorie professionali e tra zone urbane.

Nel 2025 l’incidenza dell’affitto sul reddito familiare è pari in media al 25% per gli operai e al 19% per gli impiegati. Ma questa media nasconde differenze territoriali marcate. Nel centro storico e nella prima cintura l’incidenza per un nucleo operaio raggiunge il 32%, superando la soglia di sostenibilità. Per gli apprendisti – categoria che sintetizza la condizione dei giovani a basso reddito – l’incidenza media è del 36%, ma nel centro supera il 45%.

La mappa seguente mostra con chiarezza la frattura territoriale: le microzone B3–B5 e le aree collinari C7–C8 risultano critiche, mentre le zone periferiche D e le aree produttive E presentano condizioni decisamente più sostenibili.

Abbordabilità della locazione OPERAI


Fonte: stime CRESME su dati OMI, MEF e INPS

Ancora più evidente è il quadro restituito dalla mappa di abbordabilità della locazione APPRENDISTI.


Fonte: stime CRESME su dati OMI, MEF e INPS

Qui la città centrale appare quasi interamente fuori portata: l’incidenza supera stabilmente il 40–50%, e le superfici effettivamente abbordabili scendono sotto i 40 m² per un single. Solo nelle periferie sud e sud-ovest (D11–D13) e nelle microzone produttive l’affitto rientra sotto la soglia critica.

Ne emerge una dinamica precisa: il centro e le colline si configurano come ambiti a elevata selettività economica, il semicentro presenta un equilibrio fragile, mentre le periferie consolidate e le aree produttive funzionano come valvola di compensazione per le fasce a reddito medio e medio-basso.

L’acquisto: accesso legato al reddito e alla localizzazione

Il mercato della compravendita, pur stabile nei prezzi, non è neutrale sul piano dell’accessibilità. Simulando un mutuo standard ventennale (tasso 3,5%, finanziamento all’80%), la rata incide nel 2025 per il 29% sul reddito familiare di un operaio e per il 22% su quello di un impiegato. Anche qui la media comunale nasconde forti differenze interne.

Nel centro storico l’incidenza per un nucleo operaio raggiunge il 37%, superando nettamente la soglia del 30%. Per un apprendista arriva al 55% e oltre. In queste condizioni, l’acquisto è di fatto precluso.

La figura seguente rende evidente come le microzone centrali (B3–B5) e collinari (C7–C8) risultino non sostenibili per le fasce medio-basse. L’accessibilità migliora progressivamente nel semicentro e diventa equilibrata nelle periferie consolidate e nelle aree produttive.

Abbordabilità dell’acquisto OPERAI


Fonte: stime CRESME su dati OMI, MEF e INPS

Per gli apprendisti invece, l’accesso alla proprietà è quasi totalmente escluso nel centro e nel semicentro. Solo nelle microzone produttive l’incidenza scende intorno al 30–33%, rendendo teoricamente possibile l’acquisto di abitazioni di piccola dimensione.

Abbordabilità dell’acquisto APPRENDISTI


Fonte: stime CRESME su dati OMI, MEF e INPS

Quadri e dirigenti, al contrario, presentano incidenze comprese tra il 4% e l’8% in quasi tutte le zone urbane, per queste categorie la localizzazione non rappresenta un vincolo economico.

Una città che si polarizza

I risultati convergono su un punto centrale. Brescia non è una città con prezzi fuori controllo. È una città in cui l’accesso alla casa dipende sempre più dal livello di reddito e dalla posizione territoriale.

Le aree centrali e collinari si consolidano come spazi ad alta selettività economica. Il semicentro offre margini di equilibrio, ma con tensioni crescenti. Le periferie sud e sud-ovest e le aree produttive rappresentano gli ambiti più accessibili, ma anche quelli verso cui vengono progressivamente indirizzate le fasce a reddito medio e basso.

Il fenomeno non è esplosivo, ma strutturale. Non si manifesta con una bolla immobiliare, bensì con una lenta polarizzazione territoriale, chi dispone di redditi medio-alti può scegliere dove abitare, chi ha redditi medi trova spazio solo fuori dal centro, chi ha redditi bassi o è in fase di ingresso nel mercato del lavoro è progressivamente escluso dalle aree più centrali della città.

In termini reali, l’accessibilità abitativa a Brescia è peggiorata. Non perché i prezzi di vendita siano aumentati in modo anomalo, ma perché i redditi non hanno recuperato potere d’acquisto e perché gli affitti hanno continuato a crescere. È questa combinazione a ridisegnare la geografia sociale della città.

Enrico Campanelli

Laureato in Architettura con indirizzo Urbanistico, dal 1997 svolge attività di ricerca presso il CRESME, occupandosi in particolare della realizzazione di studi ed analisi di supporto alla pianificazione urbanistica e territoriale (scenari demografici e dimensionamento della domanda residenziale e non residenziale), collaborando, tra gli altri, al processo pianificatorio di Roma, Milano e Napoli. È l’ideatore ed il responsabile del sistema informativo e previsionale demografico DemoSI-CRESME, strumento di base per numerosi studi e ricerche dell’Istituto.