Nel 2024 la popolazione residente ammonta a circa 58,9 milioni di abitanti. Nello scenario mediano, nel 2054 essa si ridurrebbe a 51,6 milioni, con una perdita superiore a 7,3 milioni di residenti (-12,5%). Anche nell’ipotesi più favorevole la diminuzione resta consistente, con oltre 5 milioni di abitanti in meno, mentre nello scenario pessimistico il calo sfiora i 10 milioni.
Con circa 50 milioni di residenti la scala demografica del Paese tornerebbe ai livelli degli anni Sessanta, tuttavia, il confronto storico risulta fuorviante se non si considera che l’Italia del 2054 avrà una struttura per età radicalmente diversa, meno giovani, meno popolazione in età attiva e una quota di anziani senza precedenti. In questo senso, la contrazione demografica non è solo una questione numerica, ma un fattore che ridefinisce il potenziale economico, sociale e territoriale del Paese.
Serie storica e scenario della popolazione residente in Italia (scenario mediano)

Fonte: DemoSI-CRESME su dati ISTAT
La riduzione della popolazione è interamente attribuibile alla componente di cittadinanza italiana, che nello scenario mediano diminuisce di oltre 7,6 milioni di unità tra il 2024 e il 2054 (-14,2%). La popolazione straniera, pur mostrando una dinamica relativamente più favorevole, svolge un ruolo esclusivamente compensativo e parziale, cresce ancora nel primo decennio di previsione, poi, anche grazie alle numerose acquisizioni di cittadinanza italiana, tende a stabilizzarsi, attestandosi nel 2054 poco sopra i 5,6 milioni di residenti. L’incremento dell’incidenza degli stranieri sul totale (dal 9,1% al 10,9%) è statisticamente significativo, ma insufficiente a contrastare la contrazione complessiva, soprattutto se si considera l’invecchiamento progressivo anche della popolazione immigrata.
Incidenza percentuale della popolazione residente straniera nelle province italiane

Fonte: DemoSI-CRESME su dati ISTAT
L’elemento più critico dello scenario riguarda la trasformazione della struttura per età. La popolazione con 65 anni e oltre passa da 14,6 milioni nel 2024 a oltre 18,4 milioni nel 2044, per poi ridursi lievemente nel decennio successivo, non per un’inversione di tendenza delle dinamiche generali, ma per la progressiva estinzione delle numerose generazioni del baby boom. In termini relativi, l’incidenza degli anziani cresce da un rapporto attuale di uno a quattro, fino a raggiungere stabilmente il 33–34% della popolazione totale, entro vent’anni un residente su tre sarà over 65. Le cartine provinciali evidenziano come, in ampie porzioni del territorio nazionale, in particolare nelle aree interne, nel Mezzogiorno ed in Sardegna, la quota di anziani è destinata a superare il 40%, configurando una pressione senza precedenti sui sistemi locali di welfare e servizi.
Incidenza percentuale della popolazione residente anziana (65 anni ed oltre) nelle province italiane

Fonte: DemoSI-CRESME su dati ISTAT
Dal punto di vista territoriale, lo scenario rafforza una polarizzazione già in atto. Le aree più integrate nei circuiti economici europei – grandi regioni urbane del Nord, corridoi infrastrutturali strategici, sistemi produttivi avanzati – in particolare l’area metropolitana milanese, il corridoio della Via Emilia e l’asse del Brennero, mostrano una maggiore capacità di attrarre e trattenere popolazione, in particolare giovane e in età attiva. In questi contesti, la resilienza demografica diventa un fattore strutturale di competitività. presentano una maggiore tenuta demografica e, in diversi casi, una crescita perdurante.
All’opposto, il Mezzogiorno e le Isole entrano in una fase di declino demografico accelerato, che rappresenta una vera discontinuità storica. Territori tradizionalmente più giovani e dinamici diventano quelli maggiormente colpiti dalla perdita di residenti, dall’emigrazione dei giovani e dalla contrazione delle classi attive. Le mappe sull’incidenza della popolazione anziana mostrano come il Sud non solo si spopoli, ma invecchi più rapidamente del resto del Paese, ribaltando il tradizionale equilibrio demografico con il Centro-Nord e trasformando il divario territoriale in una componente strutturale dello scenario futuro.
Variazione percentuale della popolazione residente nelle province italiane

Fonte: DemoSI-CRESME su dati ISTAT
Nel complesso, lo scenario DemoSI-CRESME restituisce l’immagine di un Paese che si avvia verso una riduzione drastica della base demografica e un forte squilibrio generazionale, con effetti sistemici che travalicano la dimensione demografica in senso stretto. I flussi migratori, pur rilevanti, agiscono come fattore di attenuazione e non di inversione. In assenza di un cambiamento strutturale delle dinamiche di natalità, dell’attrattività territoriale e della capacità di trattenere popolazione giovane e qualificata, il declino quantitativo e l’invecchiamento resteranno i tratti dominanti dell’Italia dei prossimi trent’anni, con implicazioni profonde e durature per il mercato del lavoro, il sistema di welfare, la domanda abitativa e l’organizzazione dei servizi territoriali.

